Annigoni – Segreto

Annigoni – Segreto

12:42 19 luglio in Mostre

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Annigoni – Segreto
momenti d’arte e vita privata di Pietro Annigoni

Firenze, Villa Bardini, 7 giugno – 15 ottobre 2010

Tra le altre iniziative per il 1° centenario della nascita di Pietro Annigoni (1910-2010), l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, in collaborazione con la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron,  ha voluto rendergli omaggio con una piccola esposizione riferita alla sua sfera privata, ma nella quale naturalmente si riflette il genio del suo superiore talento artistico, offrendo così una lettura diversa di opere anche famose come C’era una volta Palladio alla luce di una aneddotica famigliare inedita e per certi versi curiosa.
Ben sappiamo come nella realtà privata di Annigoni due sono state le donne che veramente hanno contato nel suo percorso esistenziale: Anna Maggini e Rossella Segreto.
Anna è stata la musa ispiratrice della prima parte della sua vita, la donna dell’amore giovanile, che ha sposato nel 1937 e gli ha dato i figli Benedetto e Ricciarda.
Dopo la separazione, Pietro ha incrociato il cammino di Rossella Segreto che ha occupato gli ultimi vent’anni circa dell’avventura annigoniana.

Senza voler far torto all’una, di cui ci riserviamo in seguito di creare un’occasione di approfondimento nell’ambito delle periodiche iniziative legate al Museo “Pietro Annigoni” di Villa Bardini a Firenze, abbiamo scelto qui di soffermarci sull’altra, attratti dall’opportunità di una testimonianza diretta da parte della persona che ancora custodisce una parte essenziale dell’ultimo lascito ideale e materiale del Maestro.

Rossella Segreto, proveniente da una famiglia di antica origine napoletana, ma nata in Abruzzo, faceva la sua comparsa a Firenze attorno ai primi anni ’60 come indossatrice per le più importanti case di moda italiane.
Il primo incontro con Pietro Annigoni ebbe luogo a bordo del transatlantico “Raffaello” sulla rotta per New York nel 1966. Nel 1976 si sarebbero sposati. Rossella ha condiviso i destini del marito fino alla scomparsa di lui avvenuta nel 1988.

Più che una mostra vera e propria organicamente e cronologicamente strutturata, abbiamo pensato di proporre momenti visivi episodici, sembrandoci   significativo mettere in luce qualche passaggio del rapporto tra Rossella Segreto e Pietro Annigoni attraverso alcune opere rimaste nella casa fiorentina dell’Artista tutt’ora abitata dalla vedova, opere che parlano di tale legame e di vita vissuta in comune.
Nel titolo dell’iniziativa, Annigoni “Segreto”, si riassume, anche con un gioco di parole che allude al cognome originario di Rossella, il senso dell’operazione.
Alle opere di Pietro Annigoni  si aggiungono, per la prima volta in assoluto in una manifestazione pubblica, quattro dipinti realizzati dalla stessa Rossella che illustrano ambienti e oggetti di casa. Le opere sono eseguite con modalità tecniche e temperamentali di discreta qualità, frutto di un animo versatile e talentuoso insospettato.
Tutte le opere esposte sono state messe a disposizione da Rossella Segreto Annigoni alla quale esprimiamo la nostra più viva gratitudine.

Elenco delle opere e schede

PIETRO ANNIGONI, Ritratto di Rossella (Eva), 1967 c., litografia, cm 50 x 70
È una delle immagini classiche dell’arte di Pietro Annigoni nell’ultima parte della sua vita, con le quali ci trasmette il suo ideale di una bellezza femminile senza tempo spesso amplificata e divulgata a livello popolare dai mass media.
Qui il soggetto ci interessa perché documenta il rapporto del Maestro con Rossella Segreto all’inizio della loro relazione. I due, infatti, si erano appena conosciuti l’anno precedente sul transatlantico “Raffaello” diretto a New York.
Annigoni utilizzò poi quel volto visivamente così bello, ma anche dotato di un’impalpabile interiorità –  come è tipico nel suo modo di approcciare la figura umana per catturarne i più riposti sentimenti – quale modella per la figura di Eva negli affreschi eseguiti all’interno del Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Buggianese (PT), realizzati tra il 1967 ed il 1968.


PIETRO ANNIGONI, Rossella dipinge, 1970, olio su cartoncino telato, 20 x 25
Un quadretto curioso che rivela un aspetto sin’ora pressoché sconosciuto della vita di Rossella Segreto: la sua disponibilità a dipingere non priva di un qualche inaspettato talento, certo alimentato dalla vicinanza del celebre consorte, ma frutto anche di una versatilità di fondo che la contraddistingue e rivela in lei una personalità complessa e di indubbio fascino.
Qui il marito ritrae la moglie mentre è intenta a dipingere in un giardino ad Abano Terme, in provincia di Padova, dove i coniugi Annigoni erano soliti recarsi. È solo un piccolo bozzetto che però documenta un episodio famigliare inedito e l’instancabile propensione del Maestro a prendere continuamente appunti su tutto ciò che lo circonda, dai piccoli quadretti estemporanei ai foglietti di carta appena schizzati per fissare un’impressione, un’immagine colta al volo durante il suo vagabondare nei luoghi più disparati.


PIETRO ANNIGONI, Natura morta (Libro), tempera grassa su cartoncino telato, 22.12.1985, 26 x 36
L’interesse per questa opera di piccole dimensioni, già esposta alla grande mostra antologica su Annigoni nel 2000 a Palazzo Strozzi ma forse non sufficientemente colta nel suo significato, consiste principalmente nella dedica alla moglie Rossella scritta di pugno dal Maestro dietro al quadro:
XX.XII.LXXXV, a Rossella, che ha ripreso a dipingere con talento / questo quadretto fatto con amore e che sembrerebbe / da me dipinto anni e anni fa ed è invece di giorni or sono, / quasi emblema della mia attuale stagione : “i pennelli e / il libro sacro”; con profondo affetto e infiniti auguri / Pietro

Dalla dedica si ricavano alcune interessanti notazioni. Intanto apprendiamo che Rossella dipingeva – almeno dagli anni ’70 come documenta il bozzetto precedentemente illustrato – e aveva ricominciato a farlo dopo un periodo, evidentemente, di pausa. La seconda notazione rimanda alla collocazione stilistica del ‘quadretto’: sembra fatto molti anni fa e invece è stato realizzato pochi giorni addietro! Non che Annigoni fosse particolarmente prodigo nell’eseguire nature morte in quanto tali, ma piuttosto preferibilmente inserite in composizioni più complesse. Tuttavia l’opera, in effetti, priva di una così autorevole e definitiva avvertenza, potrebbe essere facilmente posizionata in un periodo tra gli anni ’30 e ’40, quando il Maestro produceva dipinti, come la saga dei Filosofi, nei quali era molto attento alle esperienze della pittura ‘nordica’, lombarda e, anche più su, fiamminga.
Quanto al significato più profondo ci instrada lo stesso Annigoni alludendo alla sua ‘attuale stagione’; siamo nel 1985, l’incalzare dell’età e l’insorgere della malattia che lo condurrà di lì a qualche anno alla morte costituiscono un più che sostanziale monito dinanzi alla fine inevitabile. La bibbia, il libro sacro, parrebbe un utile viatico per riflettere su altre dimensioni che non siano quella propriamente umana, mentre i pennelli quasi schiacciati sotto il peso di tanto libro, sono tuttavia sporchi di colore, come usati da poco, a significare l’animo indomito e ancora vitale del loro padrone che, infatti, continuerà imperterrito a dipingere fino agli ultimi giorni di vita.


PIETRO ANNIGONI, C’era una volta Palladio, tempera grassa su tavola, 1971, 180 x 150
L’opera, una delle più note di Annigoni, complessa e non priva di significati e allusioni simboliche, raffigura in primo piano una donna nuda semi distesa su un divano, attorniata da  due manichini ed altri oggetti sistemati alla rinfusa, mentre lo sfondo è dominato da un’architettura classicheggiante.

L’origine del dipinto, come testimoniato da Rossella, è data dalla consuetudine dei coniugi Annigoni a recarsi, tra gli anni ’70 e ’80, ad Abano Terme. Con l’occasione erano soliti effettuare delle gite alla scoperta del territorio circostante tra le province di Padova e Vicenza. Nel corso delle loro peregrinazioni capitarono una volta in località Montegalda. L’attenzione di Annigoni fu attirata dalla Villa Gualdo, al centro del paese, edificio di origine seicentesca ma progettato con modalità di gusto palladiano: corpo centrale con ali laterali (o barchesse), scalinate e portico a colonne di ordine dorico. Il punto di vista adottato fu l’ala destra che, infatti, appare nel nostro dipinto con l’infilata prospettica di fianco e la scala di accesso.

Il motivo occasionale del dipinto, sempre secondo la testimonianza di Rossella, scaturì dalla contrarietà di Pietro nel vedere deturparto il nobile edificio da costruzioni posticce addossate ad esso in maniera del tutto incongrua, tanto da suscitar in lui un’impressione, trasmessa evidentemente al quadro, di sciatteria e di perdita di valori, come di una bellezza abbandonata e gettata via.  Ma la notazione d’ambiente – la ’location’, come si direbbe oggi in termini cinematografici –  è puramente funzionale alla costruzione compositiva nella quale torna prepotentemente il motivo del manichino sperimentato da Annigoni più volte a partire dagli anni ’40, mutuato dal modulo dechirichiano, ma in un’accezione che va al di là delle categorie metafisiche e surrealiste per collocarsi in una dimensione esistenzialista più consona alla sensibilità dell’Artista.

Nell’immagine del dipinto, accanto alle ragioni contingenti sopra espresse, si coglie la caducità delle vicende umane rappresentata dai manichini insieme a materiali vari ammucchiati lì, davanti a quello che potrebbe essere considerato –  data l’ottica prescelta – l’ingresso secondario, quasi che si fosse fatta una sorta di ripulisti in villa delle cose da buttare e accatastate in attesa di essere portate altrove. Il senso dell’effimero coinvolge anche una delle due figure animate della scena, la seducente donna sul divano, la cui bellezza sembra destinata a passare insieme a tutto ciò che è di questo mondo. Intanto, l’altra, dai tratti evanescenti (un fantasma?) sale la scalinata sullo sfondo: forse l’autore del ripulisti! Sopra il muretto, accanto alla scala, Annigoni pone una civetta, simbolo di morte ma anche della mente raziocinante capace di discernere oltre le ombre e le tenebre. Solo l’Artista, mediante il magico artificio del mezzo pittorico, sembra bloccare in un’aurea senza tempo l’ineluttabile destino umano, quasi a ripetere il ritornello dell’opera annigoniana del 1953 dal titolo, appunto, Direste voi che questo l’uomo?



PIETRO ANNIGONI, La Rosa, 1983, tempera grassa su cartoncino telato, 21×32

Si tratta di un soggetto apparentemente banale, una rosa come tante nella vasta produzione di elementi naturalistici che il Maestro si concede con dovizia durante il suo lungo percorso artistico e nei più vari contesti ambientali e psicologici, in un rapporto complesso, spesso contrastato con la natura, a testimoniare una componente fondamentale della sua attività.
In questo caso non vi sono ragioni particolari da ricercare, se non il gesto romantico ed affettuoso di Annigoni nei confronti della moglie Rossella in occasione di uno suo compleanno.
Ciò nondimeno anche nella realizzazione di motivi, per così dire, semplici, non viene meno la padronanza e la dimestichezza con il mezzo espressivo, tramite il quale con pochi tratti salienti si tratteggiano i contorni del fiore.



PIETRO ANNIGONI, Ritratto di Rossella Segreto Annigoni con tre cagnolini, 1983, tempera grassa su tavola, 148 x 130

È l’ultimo ritratto di grandi dimensioni e di grande impegno creato da Pietro Annigoni. Impiegò, infatti, tre anni per portarlo a termine, dal 1981 al 1983.
“È  il condensato della mia vita con Pietro”, sottolinea Rossella Segreto, alludendo alla curiosa convivenza con i tre cagnolini Yorkshire che i coniugi Annigoni adoravano in egual misura e dai quali erano inseparabili, quale componente integrante della loro famiglia. Quello sulla destra che si struscia alla veste della padrona era Martino, il più affettuoso e bisognoso di coccole; al centro, Jenny, manifestava un carattere più scontroso, mentre a sinistra, Micia, era figlia dei primi due.
Rossella indossa un abito semplice ma sfolgorante, grazie alla sopraveste bianca che imprime movimento, accarezzata da un’aria tersa e luminosa, insolitamente pervasiva per un Artista abituato ai forti contrasti. Gli elementi ambientali sono ridotti all’essenziale ma pur sufficienti a suggerire un senso di profondità disteso e rasserenante.
Annigoni, pur ammaliato dalla bellezza prorompente del modello amato, che esprime nel concepire una figura in generale fascinosa e fatale, non rinuncia tuttavia, come è suo solito, alla ricerca introspettiva nel carattere del personaggio rappresentato e nei suoi sentimenti: lo sguardo magnetico della donna tradisce uno stato d’animo contradditorio, quasi fosse attraversato da fremiti, come per lanciare segnali inequivocabili verso il marito-pittore che gli altri non possono conoscere ma che lui, Annigoni, comprende e che fanno parte di un’intesa tra i due profonda, lineare e definitiva.


PIETRO ANNIGONI, Studio con cagnolini, litografia, 1983 c., 30 x 40
La composizione riprende il tema dei cagnolini di casa Annigoni raffigurati nel grande ritratto di Rossella del 1983, presumibilmente eseguita, con una tiratura litografica seriale, poco dopo il dipinto. Qui i tre non sono da soli, ma insieme ad altri due animali di cui uno è un gatto.


PIETRO ANNIGONI, Ritratto di Rossella, bronzo
GOTTFRIED ALBERT, Ritratto di Annigoni, bronzo 
I due ritratti campeggiano abitualmente in mezzo al salotto principale di casa Annigoni, uno davanti all’altro, simbolo di quel sodalizio affettivo che ha contraddistinto gli ultimi vent’anni circa della vita di Pietro. In particolare il busto di Rossella, esposto a Palazzo Strozzi nel 2000, incarna l’ideale di bellezza femminile cara al Maestro che, in questo caso, si arricchisce del legame personale ed esclusivo con il proprio modello.

ROSSELLA SEGRETO ANNIGONI, Interno di casa Annigoni, 1983, olio su tela, 40 x 50

ROSSELLA SEGRETO ANNIGONI, Natura morta (zuppiera e piatto con tre uova di struzzo), 1986, olio su tela, 60 x 70

ROSSELLA SEGRETO ANNIGONI, Natura morta (libro e bucranio), 1987, olio su tela, 50 x 70

ROSSELLA SEGRETO ANNIGONI, Natura morta (bucchero), 1988, olio su tela, 60 x 70

A cura di
Ente Cassa di Risparmio di Firenze
Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron

Supervisione
Antonio Gherdovich e Renato Gordini

Prestiti
Rossella Segreto Annigoni

Allestimento
Luigi Cupellini

Colophon e didascalie
Opera Laboratori Fiorentini

Testi
Emanuele Barletti

Assicurazioni
Aon S.p.A.

Trasporti
Dafne – Sponsor Tecnico

Brochure
Casa Editrice Polistampa