Un tè a Villa Bardini – Violino, viola e violoncello – 4 giugno 2015

Un tè a Villa Bardini – Violino, viola e violoncello – 4 giugno 2015

08:26 04 giugno in Eventi Bardini

Villa Bardini
4 giugno 2015
ore 16,30

Ultimo appuntamento dell’iniziativa “Un tè a Villa Bardini” che si conclude con un concerto di violino, viola e violoncello.
Duccio Ceccanti, Edoardo Rosadini e Vittorio Ceccanti si esibiranno su musiche di Ludwing Van Beethoven e Joan Halvorsen.

Prenotazione obbligatoria
Ingresso al tè evento euro 7,00
Info e prenotazioni: mail info@bardinipeyron.it, tel. 055/200.66.206

 

PROGRAMMA

Duccio Ceccanti, violino
Edoardo Rosadini viola
Vittorio Ceccanti violoncello

LUDWIG VAN BEETHOVEN
Duo in Mi bemolle maggiore WoO 32
(con occhiali obbligati) per viola e violoncello dedica conte Zmeskall

Senza indicazione di tempo
Minuetto

JOAN HALVORSEN
Passacaglia in Sol minore per violino e violoncello dalla Suite HWV432 di Haendel 1897

LUDWIG VAN BEETHOVEN
Trio per archi n.5 op.9 1798 dedica Conte Browne

Allegro con spirito
Adagio con espressione (do maggiore)
Scherzo. Allegro molto e vivace. Trio
Presto

DUCCIO CECCANTI A sei anni partecipa alla prima esecuzione mondiale dei Duetti per violino di Luciano Berio e a 13 anni esegue in
prima assoluta le Bachiane per violino solo di Sylvano Bussotti.
Diplomato con Andrea Tacchi si perfeziona alla Scuola di Musica di Fiesole con il Trio di Trieste e il Trio di Milano, all’Accademia Chigiana con Ughi, Brengola, Meunier e Belkin con il quale prosegue gli studi al Conservatorio di Maastricht; successivamente studia alla Fondazione Stauffer a Cremona con Salvatore Accardo. Giovanissimo è ospite come solista e in formazioni cameristiche di importanti stagioni e festivals internazionali fra cui Biennale di Venezia, Teatro San Carlo, Accademia Filarmonica Romana, Settimana Musicale Senese, Ravello Festival, GOG di Genova, Festival Internazionale di Praga, Huddersfield Contemporary Music Festival, Carnegie Hall e Columbia University di New York, Auditorium Radio Svizzera di Lugano,Teatro dell’Opera del Cairo, Flanèries Musicales di Reims. Nel 1992 fonda, con suo padre Mauro Ceccanti, il Contempoartensemble che diviene presto uno dei più importanti e apprezzati ensemble di musica contemporanea. Esegue prime assolute alcune a lui dedicate lavorando a stretto contatto con i maggiori compositori viventi. Nel 2000 è violino solista in scena nell’opera Les oiseaux de passage di FabioVacchi al Comunale di Bologna con la regia di Daniele Abbado; esegue il Concerto per violino di Bacalov con l’Orchestra Verdi diretta dal compositore all’Auditorium di Milano; registra la musica di Vacchi per la colonna sonora del film Il mestiere delle armi di Olmi, David di Donatello 2002; nel 2012 con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna è solista nel concerto per il 2 agosto in Piazza Maggiore trasmesso per la Rai tv e Radio3. Nel 2014 alla Biennale di Venezia esegue la prima mondiale della Sonata for violine alone del compositore Peter Maxwell Davies a lui dedicata. È regolarmente ospite del Festival del Maggio Musicale Fiorentino, dove ha presentato la prima italiana della Sonata per violino e pianoforte di Maxwell Davies in duo con Bruno Canino, “Visual Concert” con musiche di Kaja Saariaho e J.B.Barriere, lo storico Violin phase di Steve Reich, la prima italiana della Sonata per violino di Philip Glass e nel 2015 Le stagioni Artificiali di Salvatore Sciarrino in prima italiana. Ha inciso per Arts, Naxos, Brilliant e per la rivista Amadeus l’integrale dei quartetti con pianoforte di Schumann con il Quartetto Klimt di cui è il violinista. A tenuto un corso di perfezionamento di violino e musica da camera in America alla Cincinnati University. Dal 2000 al 2014 è Maestro assistente ai corsi dell’Accademia Chigiana di Siena. E’ docente di violino presso il Conservatorio di Matera.

EDOARDO ROSADINI Edoardo Rosadini è nato a Firenze nel 1978. Ha studiato viola presso la scuola di Musica di Fiesole sotto la guida del M° Piero Farulli, violista del Quartetto Italiano, diplomandosi nel 1998 con il massimo dei voti al Conservatorio G.B. Martini di Bologna. Nel 1994 ha vinto il primo premio alla rassegna violisti di Vittorio veneto; nel ’96 e ’98 ha vinto la borsa di studio offerta dalla S.I.A.E. (Società Italiana Autori ed editori) alla Scuola di Musica di Fiesole.
E’ stato prima viola solista dell’Orchestra Giovanile Italiana e ha effettuato tournee con direttori quali Carlo Maria Giulini, Eliau Inbal, Giorgio Sinopoli, Luciano Berio, Daniele Gatti, Claudio Abbado. E’ stato prima viola dell’Orchestra Verdi di Milano sotto la guida di Riccardo Chailly. Dal 2000 è docente di quartetto d’archi alla Scuola di Musica di Fiesole e dal 2002 è direttore-docente dell’Orchestra dei Ragazzi della Scuola di Musica di Fiesole, un’orchestra formata da circa 80 ragazzi che vanno dagli otto ai diciassette anni di età. Come direttore d’orchestra ha seguito i corsi del M° Piero Bellugi a Firenze nell’anno 2003-2004 e nel 2005 ha seguito il corso del M° C. Metters organizzato dalla Kammerphilharmonie di Berlino con la Vogtland Philharmonie Orchester in Germania.
Proprio questa orchestra lo ha invitato come direttore ospite nella stagione 2006. E’ violista del Quartetto Alkman (quartetto d’archi) e del Quartetto Klimt (quartetto con pianoforte); con entrambe queste formazioni è spesso invitato dalle più importanti Associazioni italiane ed estere.

VITTORIO CECCANTI studia con i tre maggiori violoncellisti della celebre scuola di Rostropovich: Mischa Maisky, David Geringas e con Natalia Gutman si laurea con la menzione d’onore alla Hochschule fuer Musik di Stoccarda. Si perfeziona inoltre con Yo Yo Ma, Anner Bylsma, Valentjn Berlinsky, il Trio di Trieste e il Trio di Milano; a diciassette anni debutta alla Musikverein Saal di Vienna con l’Orchestra della Radio Austriaca nel concerto di Lalo e al Teatro San Carlo di Napoli con il concerto di Saint-Saens ripreso e trasmesso da RaiTv3. Da allora inizia un’intensa carriera internazionale che lo porta a esibirsi in Europa, Asia e Americhe. Seguono i successi come solista al Concertgebouw di
Amsterdam, al Festival di Cincinnati, al Festival di Praga, al Teatro Coliseo di Buenos Aires, al Festival di Huddersfield, alle Flanneries Musicales de Reims, all’Auditorium RSI di Lugano e nelle maggiori Istituzioni musicali italiane. Con l’integrale delle sonate di Beethoven in una sola serata, debutta alla “Bunka Kaikan Recital Hall” di Tokyo, alla “LG Art Hall” e alla “Kumho Art Hall” di Seoul, e con il Triplo Concerto di Beethoven al prestigiosissimo “Seoul Arts Center”. Di Peter Maxwell Davies esegue il concerto per violoncello in diretta Radio3 con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI sotto la direzione del compositore e, in prima assoluta, la sonata per violoncello e pianoforte a lui dedicata, per la Settimana Musicale Senese. Oltre alla decennale collaborazione in duo con Bruno Canino si dedica alla musica da camera insieme a musicisti come Vengerov, Lucchesini, Petracchi, Gitlis,Campanella, De Maria, Nordio, Bacchetti, Arciuli, Bogino. Dal legame con Sir Georg Solti, che ha seguito con interesse la sua crescita musicale, nasce la passione per la direzione d’orchestra nella quale si perfeziona con Piero Bellugi e con Martyn Brabbins e debutta con la Scottish Chamber Orchestra e al Teatro Rossini di Pesaro nel 2003, con grande successo di critica e di pubblico. Presidente di ContempoArtEnsemble, impegnato da sempre nella diffusione promozione della musica contemporanea, è dedicatario ed esecutore,come violoncellista e direttore, di molte opere in prima assoluta.
Numerose le incisioni discografiche, tra cui l’integrale delle opere per violoncello e pianoforte di Beethoven per EMI CLASSICS, di Chopin per BRILLIANT CLASSICS, di Mendelssohn e di Faure’ insieme a Bruno Canino per la rivista AMADEUS, oltre a dieci CD con musiche di autori contemporanei per le etichette ARTS, BMG Ricordi e Stradivarius. Per NAXOS recentissima la realizzazione di due cd con le opere per violoncello e orchestra, con ensemble e con pianoforte di Peter Maxwell Davies.
Maestro Assistente Strumentista dei corsi di composizione all’Accademia Chigiana di Siena dal 2000 al 2014, tiene Master Classes alla Royal Academy of London, alla Cincinnati University, all’Università di Seoul e insegna violoncello al Conservatorio di Castelfranco Veneto.
“Il modo di suonare di Vittorio Ceccanti unisce allo stesso tempo poesia e temperamento. Le sue rare qualità lo rendono uno dei maggiori talenti del mondo musicale di oggi” – Natalia Gutman

NOTE

LUDWIG VAN BEETHOVEN Duo in Mi bemolle maggiore WoO 32 (con occhiali obbligati) per viola e violoncello – dedica conte Zmeskall
La curiosa aggiunta al titolo:mit zwei obligaten Augenglasern (… con due paia di occhiali obbligati) è una scherzosa allusione alla debolezza di vista dei primi due interpreti: che furono, forse, lo stesso Beethoven (che aveva fatto pratica come violista nell’orchestra elettorale di Bonn) e lo Zmeskall. L’opera rientra nel novero delle piccole composizioni per due strumenti determinate probabilmente dal desiderio di compiacere amici musicisti o dilettanti: come ad esempio la Sonatina per due flauti, i Duetti per clarinetto e fagotto, i vari pezzi per mandolino e pianoforte, la sonata Opus 17 per pianoforte e corno. Dai primi anni del suo soggiorno viennese Beethoven aveva stretto con l’ungherese Nicolaus Zmeskall von Domanovetz (1759-1833), funzionario della Cancelleria di Corte, un’amicizia che mantenne per tutta la vita, dedicandoli anche nel 1810 il Quartetto serioso in fa minore opus 95. Lo Zmeskall , buon musicista nutrì per il maestro un sentimento molto devoto fino alla morte. La composizione è incompleta e la bozza del duo rientra nel volume di bozze del periodo 1784-1800, posseduto dal musicista e collezionista viennese J. N. Kafka (1819-1886) e venduto al British Museum nel1875. Il primo movimento è in forma sonata dall’andamento non specificato, verosimilmente un allegro, dal carattere molto giocoso, che inizia con un tema energico proposto dalla viola e ripreso immediatamente dal violoncello. I due strumenti si alternano continuamente in soli e reciproco accompagnamento, in sezioni vivaci nei quali si alternano rapidamente, frasi cantabili e una sezione, poco prima della ripresa, dove gli strumenti alternano arco e pizzicato. Alla vivacità del primo movimento segue un elegante minuetto.

HAENDEL/HALVORSEN–Passacaglia in Sol minore per violino e violoncello 1897
La passacaglia (dal termine spagnolo pasacalle, in italiano anticamente anche passacaglio, passagallo, lett. passa-strada) è una forma musicale, di origine spagnola, basata sulla variazione continua su di un tema. Significa passare la calle, cioè la strada, termine che rivela la provenienza popolare, da musicisti girovaghi. La passacaglia prevede una linea melodica, normalmente enunciata la prima volta da sola, che può fungere alternativamente da basso (e in questo caso suggerisce l’armonia), da canto (e quindi può essere armonizzata in modi diversi) o da parte interna. Basata sulla Passacaglia (Ciaccona) della Suite n. 7 in sol minore per
clavicembalo di Georg Friedrich Händel (la celebre Passacaglia con 16 variazioni, un monumentale movimento contrappuntistico, 1720 circa), la Passacaglia di Halvorsen è un duo per violino e viola (o per violino e violoncello) dalla scrittura estremamente virtuosistica. Quest’opera inizia come un semplice arrangiamento della suite di Händel, ma dopo l’esposizione del tema e le prime tre variazioni il lavoro di Halvorsen se ne distacca sempre più, fino a liberarsi completamente del modello e assumere uno stile inconfondibilmente originale. Il brano richiede notevole impegno agli esecutori, perché ai due strumenti – violino e violoncello – è richiesto di riprodurre le sonorità di un quartetto d’archi, attraverso l’uso simultaneo di due o più corde.Le composizioni di Halvorsen sono uno sviluppo della tradizione norvegese romantica esemplificata da Edvard Grieg ma comunque scritte in uno stile molto personale, marcato da una brillante orchestrazione ed una sapientissima conoscenza musicale.Il romantico e il classicista sono due personalità incompatibili. Il romantico è una persona che incontra la vita con la percezione, l’esperienza e l’intuizione; il classicista è una persona che inserisce il mondo dentro a dei concetti, analisi e forme precise e definite. Il fatto che due scuole di pensiero così differenti si combinino nella musica di Johan Halvorsen illustra le sue dimensioni. Nella sua musica, la forma è sempre pulita e sicura, mentre i movimenti orchestrali permeano i sensi con la loro strumentalità pirotecnica e riccamente variata. note di Niccolò Ceccanti da “I luoghi del contemporaneo”2014 Pistoia.

LUDWIG VAN BEETHOVEN Trio per archi n. 5 op. 9 1797 – 98 dedica Conte Browne
La tonalità di do minore su cui è costruito il Trio è quasi l’unica tonalità minore usata da Beethoven in questo periodo ed il motivo è forse la speciale aura che se ne sprigiona, tra l’eroico e l’emozionale. Più che nei due precedenti Trii dell’op. 9, il compositore ha curato con scrupolosa meticolosità la divisione del “lavoro” tra i tre protagonisti, alla ricerca di un difficile equilibrio tra strumenti così vicini nelle estensioni. Il dosaggio dei materiali (armonici, ritmici e melodici) è estremamente raffinato, segno di una raggiunta consapevolezza riguardo alle differenze tra questa formazione e, ad esempio, il quartetto. Non si pensi infatti al trio come ad un quartetto privo di uno strumento o al vecchio modello della “sonata a tre” con due parti dialoganti ed una di accompagnamento. Il Trio in do minore è forse il simbolo dell’autonomia raggiunta da questa formazione, autonomia tanto più evidente quanto più è scorrevole e senza incertezze l’uso di violino, viola e violoncello in tutte le loro specifiche caratteristiche tecniche e timbriche.
Nel primo movimento Allegro con spirito assistiamo al susseguirsi di vari temi melodicamente contrastanti e sottolineati con efficacia da modulazioni spesso desuete. Lontane regioni tonali vengono coinvolte per offuscare la tonalità d’impianto (do minore) che poi riemerge a poco a poco, quasi inaspettatamente. Oltre a ciò, Beethoven raggiunge forti accenti drammatici mettendo in scena elementi che saranno poi caratteristici del suo comporre futuro: ad esempio “grappoli” di sforzati sui tempi deboli delle battute, quasi a stordire l’ascoltatore, ed ancora ardui cromatismi che si stemperano in semplici arpeggi, oppure improvvisi vuoti nella scrittura che lasciano lo strumento superstite in un isolamento vertiginoso (da cui esce con velocissime scale discendenti).
Agisce per contrasto la tonalità di do maggiore del secondo movimento, Adagio con espressione, ma anche qui l’autore gioca a tenere col fiato sospeso l’ascoltatore coinvolgendolo in “stravaganze” armoniche. Più che altrove si fa sentire l’indipendenza degli strumenti chiamati a sostenere linee melodiche autonome e finanche contrastanti tra loro. Il violoncello, nel registro acuto, intreccia e confonde le sue sonorità con quelle di viola e violino creando squilibri timbrici verso l’alto che tendono l’arco dello sviluppo verso vertici inaspettati.
Nello Scherzo, dopo tanta originalità nella struttura, nei temi e nelle armonie, prevale invece la simmetria, l’ordine dei numeri e delle battute: prima sezione di 26 battute (13+13), seconda sezione di 32 (16+16), trio e ripresa. Il violino, come nella vecchia tradizione, prende il sopravvento divenendo protagonista unico di queste pagine e segnando con insolita evidenza tutti i passaggi da una sezione all’altra.
Gli ascoltatori più attenti riconosceranno nell’inizio del Finale (Presto) quello che potremmo definire uno dei marchi del compositore di Bonn, poiché tanti sono i luoghi nei quali ritorna questa figurazione (scala discendente seguita da due o tre note ascendenti seguite da pause; il rimando più immediato è allo Scherzo della Sonata in do magiare op. 2 n. 3 per pianoforte). Effettivamente l’incipit è costruito con un equilibrio perfetto tra movimento ed arresto, moto ascendente e discendente, vuoto e pieno, da risultare esemplare, pronto per essere riutilizzato nei contesti più diversi, quasi modello per eccellenza. Da un punto di vista formale l’elemento più sorprendente è la coda organizzata in modo armonicamente ingegnoso per far risultare originalissimo l’arrivo della tonalità di do maggiore che conclude, in piano, questo finale apertosi in modo così incisivo ed in tonalità minore. Fabrizio Scipioni – Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia, Roma, 25 Novembre