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Conservazione e cambiamento: questi sono i principi che hanno orientato l’intero percorso del restauro del Giardino Bardini, iniziato nel Duemila e durato quasi cinque anni.  Esso, infatti, è stato impostato sulle seguenti linee guida:

  • conservare tutto quanto esisteva nell’area, comprese le ultime modificazioni dovute agli interventi di Stefano e Ugo Bardini;
  • trasformare il giardino in un nuovo giardino aperto al pubblico, ma sempre nel rispetto delle funzioni che aveva in passato e della storicità del luogo;
  • creare ulteriori elementi di interesse introducendo nuove tipologie legate all’arte dei giardini e le relative nuove piantagioni, conservando il più possibile la diversità ambientale e rispettando criteri ideologici nell’utilizzo delle risorse.

Il  "Giardino dei tre giardini”, secondo la definizione data da Stefano Bardini, con il bosco all’inglese, la scalinata barocca e il parco agricolo, si configura come eclettica stratigrafia di usi e gusti, di mode e utilizzi.  Circa duecento i pezzi tra le statue e i vasi censiti che, con le piccole architetture, fontane e arredi lapidei presenti nel giardino, sono stati restaurati e sono oggi mirabili. 



 

Fondale con fontana, prima e dopo il restauro

Il restauro del bosco all’inglese si è basato sulla campagna di scavi archeologici condotta nell’inverno 2001-2002 che ha messo in luce un ampio tratto del canale che attraversava la parte sommitale del giardino e che ha consentito di interpretare il giardino come raro esempio  di giardino anglo-cinese, un giardino con elementi esotici (come il drago che rimane a memoria di questa fase) nel quale l’acqua  aveva un ruolo dominante. La parte meglio conservata del canale è stata restaurata ricreando le cascatelle e i giochi d’acqua originali.

Gran parte del sottobosco è stata ripiantata con l’intenzione di creare un sottobosco più variato, composto da vari arbusti sempreverdi e spoglianti, con macchie di colore formate da arbusti anche in collezione, (come la collezione di viburni),  nei punti di particolare suggestione. Le piante d’alto fusto sono state tutte censite e alcune che si sono rivelate instabili ad una approfondita analisi, sono state sostituite con piante della medesima specie aggiungendo anche alcune specie che presumibilmente erano presenti nel giardino agli inizi dell’Ottocento.

La scalinata barocca si presentava totalmente ricoperta di vegetazione, e i muri a retta erano in gran parte dissestati. L’interpretazione delle poche fonti documentarie a disposizione, il lungo lavoro di pulizia della vegetazione e l’attento rilievo di tutte le preesistenze e degli arredi rimasti in frammenti sul posto, hanno restituito alla scalinata il suo originario valore e l’antica configurazione architettonica e decorativa. Sono state recuperate, ad esempio, alcune statue e anche una delle vasche in pietra arenaria in forma di conchiglia che decoravano il muro fontana. 



 

Scalinata barocca, prima e dopo il restauro

Sempre grazie alla documentazione fotografica analizzata è stato possibile ricostruire la precedente vegetazione con  il bordo di iris ed i cordoni orizzontali di rose, mentre nella parte inferiore sono state introdotte delle bordure erbacee con insoliti accostamenti e scelte cromatiche per creare un ulteriore interesse botanico intorno al giardino. Di  grande interesse sono stati anche i restauri delle architetture da giardino della scalinata  quali i fondali decorati a mosaico e le due statue in muratura, i busti in pietra spugna e la grotticina ai piedi della scalinata, riportati alla bellezza del Seicento e Settecento.

Il parco agricolo era la parte del giardino più compromessa. La pulizia delle piante infestanti ha condotto al ritrovamento dei terrazzamenti in terra che sono stati conservati e sui quali è stato piantato un nuovo frutteto e dai rovi sono emersi anche la panca in muratura del ‘rondò belvedere’, col preziose disegno a treillage, e la ‘nicchia delle erme’ che sottolineava il punto della cerniera dei due viali a zig zag: questi elementi  sono stati oggetto di un accurato restauro che ha riportato in luce tutti i minimi dettagli della decorazione originale.

In questa parte del giardino sono stati introdotti anche due nuovi elementi: il teatro in terra e il pergolato dei glicini, che si ispira ai camminamenti coperti dei giardini  rinascimentali , come ad esempio  le cerchiate di lecci di Boboli.
Al tempo stesso sono state introdotte nuove collezioni di piante, in particolare un giardino di peonie nella parte bassa del giardino e nell’oliveta è stato piantato il primo nucleo della collezione di rose che sarà realizzata negli anni futuri.

La rinascita del Giardino Bardini rappresenta contemporaneamente il punto di arrivo di questo processo di restauro e l’inizio della vita futura di un patrimonio che è una parte della città di Firenze, un luogo emblematico nel quale lo scambio tra l’uomo e la natura nei secoli è stato particolarmente significativo. Il restauro si inserisce in questa storia e rappresenta dunque l’anello di congiunzione tra passato che affonda le radici nella storia della città ed un futuro che vede il giardino proiettato in una dimensione pubblica ed internazionale.

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Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron
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